Mio marito è un asceta. Non c’è voluto molto a scoprirlo.
O meglio, so per certo che è molto più avanti di me nel cammino del karma, anche se lui non lo sa.
È una faccenda d’istinto. Lui sa, senza mai essersi posto il problema, che la chiave dell’elevazione è la soppressione dei bisogni.
A lui non servono bei vestiti, gli basta qualcosa per coprirsi. Non gli serve una bella macchina e neanche quegli oggetti di conforto che di solito definiamo superflui ma che a molti servono a renderci la vita migliore.
No, a lui tutto questo non serve.
L’ho capito quando ho visto che si lavava i denti con la Pasta del capitano, come faceva mio nonno trent’anni fa.
Ma perché?
Forse è una specie di Buddha istintivo e naturale, e non lo dico per quella pancetta gli affiora sotto la maglia.
Un tempo almeno mi riempiva la casa di libri. Ormai è passato agli ebook, il contatto con la carta, mi ha detto, non gli interessa, a lui bastano le parole.
Ultimamente ha anche rinunciato a Facebook. Dice che oltre a rubargli un sacco di tempo alla lettura, gli avvelenava l’anima e lo metteva di cattivo umore.
Ecco, io non lo so se la chiave della serenità e dell’equilibrio stia nel sottrarre volta per volta cose alla nostra quotidianità e ridurre così sempre più ai minimi termini l’essenza della felicità.
Però osservo la naturalezza con cui si occupa delle bambine quando sono a lezione di yoga, la sua competenza nelle piccole manutenzioni di casa, la volontà che mette in cucina e la grazia che usa nel maneggiare l’aspirapolvere 😉 e la prontezza, che io ho solo nel sollecitarlo, ad alzarsi quando la piccola si mette a strillare nel cuore della notte.
Vabbe’, che posso aggiungere?
Karma o non karma, con un marito così posso confessare di aver raggiunto l’illuminazione.

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